HomeNovità e Ricerca › Esami del sangue per caduta inspiegabile dei capelli: quali valori analizzare secondo i tricologi
Novità e Ricerca

Esami del sangue per caduta inspiegabile dei capelli: quali valori analizzare secondo i tricologi

📅 27 Agosto 2026✍️ di Alessandro Pellicani⏱️ 4 min di lettura

Quando la caduta diventa un campanello d’allarme

La caduta inspiegabile dei capelli è uno dei problemi che affronto più frequentemente nel mio lavoro. Non parlo della normale perdita quotidiana, ma di quella situazione in cui ti ritrovi a perdere ciocche consistenti senza una ragione evidente. Ho visto accadere questo a decine di persone negli ultimi anni, e la prima domanda che pongo è sempre la stessa: hai fatto gli esami del sangue? La risposta è quasi sempre no. Qui sta il problema. Molti tricologi e dermatologi sanno bene che la tricologia moderna non può prescindere da una valutazione biochimica seria del paziente. Non è esagerato affermare che i capelli sono uno specchio della nostra salute interna.

Durante i miei studi, ho affrontato personalmente una dermatite seborroica che mi ha insegnato quanto sia importante scavare sotto la superficie. Non bastava una crema o uno shampoo specifico: dovevo capire cosa stava succedendo nel mio corpo. Questa esperienza ha radicalmente cambiato il mio approccio professionale. Oggi, di fronte a un caso di alopecia diffusa senza cause apparenti, la prima cosa che chiedo è sempre uno screening ematologico completo.

I valori fondamentali da controllare

Non tutti gli esami del sangue sono utili quando parliamo di caduta dei capelli. Mi è capitato di recente un caso emblematico: una donna di trentasei anni mi contattò disperata per una perdita massiccia iniziata da tre mesi. Il dermatologo precedente le aveva prescritto solo uno screening generico. Quando la vidi, insistetti per esami specifici e scoprimmo il problema vero: una carenza di ferritina severa.

Il ferro è fondamentale per la crescita dei capelli. Non è il collagene, non è un principio attivo costoso in un siero. È ferro. La ferritina è il marker che cerco per primo quando sospetto problemi nutrizionali. Il valore normale dovrebbe stare tra 30 e 200 ng/mL, ma ho notato che molte donne con caduta telogen effluvium hanno valori compresi tra 10 e 30. Non sono tecnicamente carenti, eppure i capelli soffrono.

Parallelamente, controllo sempre l’emoglobina e l’ematocrito. Un’anemia lieve può non dare sintomi evidenti di stanchezza, ma impatta direttamente sulla qualità della crescita capillare. Ho visto capelli tornare normali semplicemente reintegrando il ferro, senza altre terapie specifiche.

Gli ormoni: la vera rivoluzione nel mio lavoro

Poi arriviamo ai test ormonali, e qui le cose diventano interessanti. La Sindrome dell’ovaio policistico è una causa frequentissima di caduta in donne in età riproduttiva. Spesso non è ancora stata diagnosticata quando le pazienti arrivano con il problema ai capelli. Controllo sempre TSH, testosterone libero e totale, DHEA-S e progesterone. Questi ultimi due anni ho notato un aumento di casi di caduta legati a fluttuazioni ormonali post-vaccinali o post-farmaci, ma quella è un’altra storia.

Un dettaglio che molti non considerano: la fase del ciclo mestruale in cui fai l’esame conta. Se hai appena misurato il testosterone libero nei giorni sbagliati, il risultato può essere fuorviante. Consiglio sempre di fare gli esami nella fase follicolare, preferibilmente tra il terzo e il quinto giorno del ciclo.

La tiroide è un altro capitolo fondamentale. L’ipotiroidismo anche lieve può generare caduta telogen senza altre manifestazioni evidenti. Chiedo sempre TSH, FT3 e FT4. Un’altra cosa che ho imparato sul campo: gli intervalli di “normalità” forniti dai laboratori sono spesso troppo ampi. Un TSH di 2,5 è tecnicamente normale, ma ho visto capelli migliorare sensibilmente quando è stato portato a valori inferiori a 2.

Nutrienti e minerali: dove sbagliamo

Oltre al ferro, ci sono altri minerali critici. Lo zinco è fondamentale per la sintesi proteica e per il funzionamento del sistema immunitario. Molti casi di alopecia areata che ho trattato avevano deficienze di zinco sottovalutate. Il valore sierico di zinco dovrebbe stare sopra gli 80 µg/dL, ma spesso scendo a cercare anche la conta leucocitaria per avere un quadro migliore.

Il rame è meno discusso ma altrettanto importante: un eccesso di rame rispetto allo zinco crea squilibri che impattano sulla ricrescita. Ho una paziente che stava letteralmente perdendo tutti i capelli; scoprimmo che stava usando una pentola di rame non rivestita quotidianamente. Non è una novella medioevale, è accaduto davvero.

La vitamina B12 e l’acido folico meritano attenzione particolare. Sono vegetariana una buona percentuale delle mie pazienti, e queste carenze sono comuni. A differenza di quanto si crede, una semplice integrazione orale spesso non basta: ho preferito consigliare integrazioni muscolari quando il valore sierico era sotto 400 pg/mL.

L’infiammazione: il marker nascosto

Infine, ma non per importanza, gli indici infiammatori. Chiedo sempre una proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) e il conteggio leucocitario. Un’infiammazione sistemica silente può manifestarsi inizialmente proprio attraverso la caduta dei capelli. La Dermatite seborroica, che ho affrontato personalmente, spesso è correlata a uno stato infiammatorio più ampio.

Un consiglio pratico che do sempre: non fare questi esami durante periodi di stress acuto o malattia. I valori saliranno temporaneamente e potrai avere un falso positivo. Aspetta una o due settimane di stabilità relativa.

Il mio approccio oggi è sistemico. Un articolo potrebbe sembrare un’affermazione semplice, ma quando cominci a tracciare questi parametri con coerenza nel tempo, emerge un quadro complessivo della salute di quella persona. I capelli smettono di essere un problema estetico isolato e diventano l’indicatore di qualcosa di più profondo. Questo cambio di prospettiva ha trasformato i risultati che riesco a ottenere.

Alessandro Pellicani

Dopo aver dovuto affrontare una dermatite seborroica durante gli studi, Alessandro Pellicani si è avvicinato al mondo della tricologia con uno sguardo scientifico-pratico. Racconta le sue sperimentazioni con prodotti e soluzioni, cercando sempre di trasformare la propria esperienza personale in supporto concreto per chi legge.